Approfondimenti

Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria

Edificata sul sito ove sorgeva la chiesa della Congregazione di S. Geronimo, distrutta dal terremoto del 1703 ed adiacente all’antico convento delle Monache di S. Caterina, la chiesa-oratorio, dedicata a S. Caterina Martire, viene attribuita da Francesco Malizia all’opera di Ferdinando Fuga e databile alla prima meta del XVIII secolo (cfr. Memorie degli architetti antichi e moderni, Parma 1781). Sebbene il progetto possa essere stato elaborato antecedentemente, nel periodo in cui il Fuga era attivo a Roma e quindi presumibilmente tra il 1730 ed il 1732, la sua costruzione venne iniziata probabilmente verso il 1745, periodo in cui, dagli atti della Curia Vescovile, si evincono atti di vendite di terreni e fabbricati da parte delle Monache di S. Caterina allo scopo di poter realizzare proventi per la costruzione della chiesa e la ricostruzione del monastero, anch’esso provato dal terremoto (Archivio della Curia Vescovile, miscellanea del monastero di S. Caterina).

Caratterizzata da un impianto centrale ellittico, svolgentesi lungo l’asse longitudinale, la chiesa presenta una copertura a cupola a coronamento di uno spazio raccolto e nel contempo articolato in cui l’intersezione dell’ellisse con una matrice geometrica allungata da 1uogo ad una serie di vani di notevole apertura di cui il più profondo risulta essere quello dell’Altare Maggiore, in contrapposizione immediata con il vano d’accesso, più contenuto. In corrispondenza dell’asse trasversale si aprono due larghe porte che introducono, a sinistra, alla sacrestia che si presenta come un ampio vano con volta decorata a stucchi e, a destra, alla parte destinata a vestibolo e rappresentanza dell’antico convento annesso, ora riproposta nella volumetria originaria.

Dal vano centrale altre otto porte conducono in altrettanti piccoli vani tutti comunicanti tra loro, che fungevano da mediazione tra gli spazi ecclesiali e conventuali, ora irrimediabilmente perduti con la distruzione dell’antico convento e l’edificazione del moderno edificio delle Suore Ferrari.

Lateralmente alla sacrestia un’ampia scala conduce al piano superiore, che presenta una serie di locali che si aprono verso la chiesa mediante tre coretti lignei aggettanti, ma nel contempo arretrati rispetto alla cornice di coronamento, che contribuiscono a creare all’interno un’alternanza di pieni e di vuoti. Lo spazio della chiesa risu1ta animato altresì dalla concatenazione degli ambienti circostanti cosi come dall’alternanza deg1i schemi chiaroscurali dati dalla luce delle finestre della cupola che sale concludendosi nella lanterna ed attenuati dai timpani ad arco ribassato che sormontano i quattro altari posti lungo la curvatura dell’ellisse generatore. Il nucleo centrale dell’organismo prende slancio dalle paraste, terminate dai capitelli e dalle modanature a rilievo e, mediato in alto dalla trabeazione, si conclude nella cupola sulla quale leggere lesene decorate vanno rastremandosi sino a raccogliersi nella parte terminale.

La facciata, che si apre sulla piazza di S. Biagio, risulta incompiuta nella parte terminale e presenta un andamento convesso che si conclude in due ali laterali oblique. La parte centrale, rivestita in lastre di pietra, risulta inquadrata da due colonne sporgenti, entro le quali si apre il portale d’accesso; al disopra, la trabeazione aggettante contribuisce ad accentuare, con l’aiuto di un forte effetto chiaroscurale, il netto contrasto con l’episodio incompiuto che coinvolge la parte superiore. La ricerca di effetti plastici si conclude nella facciata laterale che viene definita dalle decorazioni delle finestre e dalla forma inconsueta della finestra del vestibolo.

(Ricerca Storica effettuata dall’Architetto Anna Maria Medin)